Questa la filosofia alla base del progetto del nostro agriturismo.
All’interno della storica corte contadina di famiglia, ciò che un tempo erano stalla, rimessa e allevamento dei bachi da seta, sono gli spazi dove oggi accogliamo i nostri ospiti. 

Questa struttura ha più di 300 anni, ed è stata al centro della vita di generazioni di contadini. Non è mai stata “abitazione” per le persone: qui vivevano gli animali necessari al lavoro nei campi, qui venivano realizzati e riposti gli attrezzi e gli utensili indispensabili per le varie attività, qui si conservavano le scorte attentamente sistemate per superare i mesi più freddi.
Essa si trova all’interno della corte della famiglia soprannominata “i Barberini”… Qui tornavano uomini e animali dopo le giornate di lavoro. Raramente infatti i contadini vivevano isolati in campagna: qui non sono diffusi i masi, ma le corti. Nuclei edificiali composti da casa, stalla, fienile, rimessa, cantina, avvolti… Tutti dentro il paese. In questo modo le persone vivevano sempre a contatto con la loro comunità, della quale erano parte attiva e partecipativa.

Sopra alla stalla si allevavano i bachi da seta: una attività che per anni ha rappresentato una fonte indispensabile di reddito, prima che la seta estera e il nylon, molto più economici, ne decretassero la fine.
Oggi, qui, a testimonianza di questa filiera cui si dedicavano principalmente le donne, vi sono gli alti soffitti della struttura, le “aréle” di canneto intrecciato appese sul fianco della casa e che servivano come letto per i bachi, e i gelsi che ancora circondano uno dei campi dell’azienda agricola, le cui foglie erano unico alimento per questi insettini laboriosi.

Materiali, forme e volumi citano il passato rispondendo alle esigenze dell’oggi, in un restauro eseguito prestando attenzione ai minimi dettagli, al contempo conservativo e innovativo.

Questa struttura ultracentenaria era stata costruita completamente in pietra locale, la così detta “lasta morta”.
Durante il restauro, ripulendo i muri e svuotando i solai dalla terra e dalla polvere depositate nei decenni, abbiamo potuto godere a pieno della solida, essenziale maestria con cui è stata realizzata. Un edificio costruito solo da mani, schiene, funi di canapa, tanta fatica, e una abilità oggi quasi perduta. Pietra su pietra, incastro dentro incastro, su su per due piani appoggiati su muri di base larghi più di un metro, e sorretto dalle volte della stalla la cui “ossatura” sembra la schiena di una balena.
Un edificio che doveva servire, non accogliere. Che doveva assolvere funzionalità pratiche essenziali, non essere bello, luminoso e arioso, ha rappresentato una bella sfida architettonica nel momento in cui lo abbiamo “ripensato” come struttura ricettiva.
Come interpretarlo? Come renderlo rispondente alle esigenze abitative dell’oggi senza snaturarne le forme?

È un luogo dal carattere unico, dove elementi centenari si amalgamano a soluzioni contemporanee, per raccontarci la “contadinità” di ieri e di oggi senza stereotipi.
Essenziale, accogliente, genuino: come noi.

Restaurare è stato un azzardo sotto tutti i punti di vista. Un impegno enorme quanto il sogno di veder finalmente realizzato il nostro progetto di vita.
Abbiamo quindi affidato il lavoro a un giovane professionista che sapesse coniugare cultura e rispetto per il passato, una consolidata preparazione sulle soluzioni più innovative e contemporanee, e una talentuosa visione estetica: Enrico Lunelli dello Studio di Architettura Campo Marzio.
Ri-nasce così questo luogo, diventando agriturismo: fatto della pietra e del legno di larice di un tempo, sostenuti da materiali nuovi e pensati per il comfort di oggi

La struttura si sviluppa su più piani attraverso una scala centrale che ne unisce le due metà, nate in tempi diversi e dunque sfalsate tra loro.
Le stanze sono tutte diverse per forme, misure e composizione. La loro singolarità è ben armonizzata dai materiali: pochi e dai colori naturali, così da risaltare le forme e gli spazi.
Come si usava un tempo, in cui i contadini si autocostruivano attrezzi e utensili, molti mobili li abbiamo fatti noi, recuperando pezzi antichi o realizzando manufatti nuovi. Non siamo falegnami, ne artigiani, ne professionisti del design. Non sono mobili perfetti, ma abbiamo comunque voluto metterci il nostro tono, la nostra umanità, il nostro carattere. Ottenendo pezzi unici, funzionali, sobri, purtuttavia a parer nostro belli.
Anche la narrazione del passato contadino è rigorosamente legata a questo luogo. Mancano gli elementi tradizionalmente più conosciuti ma appartenenti a altre zone, mancano i colori sgargianti e i quadrettoni della ruralità considerata “tipica” ma non nostrana, mancano i decori esasperati.
Semplicemente, perché qui non si usavano. E noi abbiamo ripreso questo carattere essenziale, sobrio ai limiti dell’austero, dell’ambiente contadino di questa terra, piazzando solo qualche elemento decorativo recuperato durante i lavori all’edificio.